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La Traccia Domenica 19 Aprile

LA TRACCIA – Un pensiero per domenica

Domenica 19 aprile – 2° del Tempo di Pasqua (anno A)
IL PASSAGGIO DEL RISORTO
(Gv 20, 19-31)

Le prime comunità cristiane hanno saputo riconoscere il passaggio del Risorto là dove qualcuno ha superato la paura e lo smarrimento, rileggendo gli avvenimenti di Pasqua e ricominciando ad aprire la porta di casa.
La più grande tentazione dell’uomo, infatti, è l’idea che si possa vivere solo a patto di poter mettere sotto controllo ogni cosa, evitando gli imprevisti e spegnendo le novità. E’ una forma di difesa che ci riguarda tutti. Pur di non lasciarti cambiare da quello che succede, pur di non riconoscere il mistero inesauribile dell’altro, saresti pronto a fare qualunque cosa: alzare muri, non uscire più di casa, trovare scuse arzigogolate, giocare al ribasso squalificando chi ti chiede di camminare e ti indica una meta alta, impegnativa, liberante. E così accade che la casa, luogo di ospitalità e grembo che educa a uscire, diventa un fortino dorato, una prigione solitaria, che non genera più a nulla.
Fin dall’inizio la chiesa riconosce in se stessa questa tentazione: “erano chiuse le porte dove si trovavano i discepoli”. Ma al tempo stesso annuncia la delicatezza potente del Risorto che, con i segni della crocifissione, si rende visibile nelle porte che si aprono, nella costruzione faticosa di una possibile fraternità. Grazie a questo passaggio, la resistenza di Tommaso viene presa sul serio; la sua domanda viene ospitata, accolta, ascoltata come una novità per gli stessi discepoli, che pure presumevano un po’ troppo frettolosamente di essersi già aperti alla fede.
E’ questa la comunità che nasce dal Risorto: un luogo in grado di attraversare ed educare le domande profonde della vita, senza voler sapere tutto prima, senza voler tenere tutto sotto controllo. Se mai è proprio questo tentativo impossibile che non porterebbe da nessuna parte, provocando rigidità alle gambe e cuore claustrofobico.
La chiesa nasce ed esiste a partire dalla Pasqua per testimoniare senza timore i molteplici passaggi del Risorto là dove si esce verso l’altro, là dove più semplicemente si è disposti a mettersi in discussione come Tommaso, là dove c’è ancora qualcuno che rischia di perdere e di bruciarsi con la realtà pur di non venire meno all’invito dell’ospitalità e del confronto reciproco.
Saremo sempre tentati di chiudere la porta, fino alla fine dei tempi. Ma è altrettanto vero che il Risorto non smetterà più di passare e ripassare tra noi anche a porte chiuse. E allora, grazie alle fessure che si apriranno, passerà Tommaso e, con lui, la brezza dello Spirito, in grado di convincerci che da qualche parte la fraternità può cominciare a diventare possibile.
Senza di essa, infatti, anche il Risorto faticherebbe a stare in mezzo a noi. Solo in essa egli può continuare a passare nella storia, tessendo in silenzio, con testardaggine e risolutezza, la trama profonda della nostra umanità.

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