La Traccia

La Traccia Domenica 18 Febbraio

LA TRACCIA – Un pensiero per domenica

Domenica 18 febbraio – 1° di Quaresima (anno B)
SOLITUDINE, NON ISOLAMENTO
(Mc 1, 12-15)

Gesù rimane immerso trent’anni nella quotidianità della sua famiglia, per imparare a percepire la presenza del Padre nelle cose della terra e del mondo, comuni ad ogni uomo. E prima di pronunciare le parole inaugurali della sua predicazione pubblica, viene sospinto, solo, nel deserto.
L’evangelista Marco, a differenza degli altri evangelisti, non aggiunge alcun particolare su questa esperienza, che non ha bisogno di curiosità o di essere violentata da troppe sottolineature: con garbo e decisione ci viene ricordato che non ci possono essere parole e azioni buone che non nascano dalla capacità preziosissima di attraversare la difficile esperienza della solitudine, non come isolamento, né come fuga, ma come spazio di verità e di profondità a proposito di tutto ciò che si vive.
Certo, oggi la solitudine viene fraintesa, soprattutto quando si confonde con l’isolamento. Ma ancora di più viene frettolosamente squalificata come perdita di tempo: “ci sono tante cose da fare, ciò che conta è agire, non serve a nulla riflettere, raccogliersi in silenzio, tutto si gioca sullo stare con gli altri senza scarti, senza un attimo di respiro”. E così succede che il nostro dire e il nostro fare, in realtà, fanno a gara a riempire un vuoto interiore che abbiamo paura di affrontare sul serio. Per questo la vera solitudine scortica, mette in crisi, perché è piena di parole, di respiri, di presenze, di relazioni, che fanno cadere le maschere, risvegliano le ferite e chiedono la liberante fatica della conversione. Nel silenzio della solitudine sei messo a nudo, un po’ come succede nei sogni, e non puoi continuare a fare tabù su ciò che realmente succede in te e attorno a te.
L’annuncio lieto è questo: Gesù si rivela Signore perché riesce a non avere paura della solitudine, ma ad attraversarla con fiducia come esperienza in cui si possono addomesticare anche le bestie selvatiche del risentimento e dell’efficientismo disumano e a umanizzare addirittura gli angeli, perché non si trasformino in pensiero vaghi, ma siano riconoscibili nei gesti più comuni del servizio e del cibo donato.
Questa è la solitudine che vive Gesù, opposta all’isolamento e alla fuga, piena di quella fiducia grazie alla quale tutte le sue parole e le sue azioni saranno vere, autentiche.
La Quaresima è anche questo: un tempo di ritrovata solitudine, in cui raccogliere in unità la nostra vita perché non rimanga frammentata. La vera tentazione, a riguardo, è quella che ci fa trasformare anche questa esperienza di deserto non in un tempo di riconciliazione, ma in uno spazio in cui moltiplicare per l’ennesima volta gli affanni e le voci sconnesse, che alla fine ci rendono impotenti e sfiancati.
La vera potenza, invece, l’unica degna dell’uomo, coincide con il saper attraversare la solitudine come l’ha attraversata Gesù, senza paura. E allora verrà fuori il meglio di noi, la saggezza necessaria per vivere ogni cosa con cuore rinnovato, non pieno di ansia, ma con battito regolare, non prigioniero della tentazione di isolarsi o di fuggire, ma impegnato ad attaccarsi con responsabilità e passione a ciò che custodisce e libera la faticosa bellezza quotidiana dei nostri giorni.

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