La Traccia

La Traccia Domenica 21 Gennaio

LA TRACCIA – Un pensiero per domenica

Domenica 21 gennaio – 3° del Tempo Ordinario (anno B)
IL TEMPO DEL DISCERNIMENTO
(Mc 1, 14-20)

Si può vivere il tempo in modo passivo, come uno scorrere vuoto, insignificante. Oppure lo si può riempire di tante cose, di affanni, di impegni che si rincorrono senza fiato. Sono forme di insoddisfazione, o forse di disperazione.
Se questo è vero, ci rendiamo conto dell’annuncio di speranza che i primi discepoli hanno udito sul lago: “Il tempo è compiuto, Dio ti riconsegna la profondità del tempo, che non è vuoto, ma tempo di vicinanza di una promessa che ti fa alzare, che ti impegna alla responsabilità attiva del discernimento, delle scelte quotidiane, dell’agire buono da compiere. Tutto è pronto perché tu possa camminare e spendere con saggezza questo tuo tempo, non un altro da aspettare chissà quando o chissà dove”.
Nell’incontro tra Gesù e i pescatori di Galilea, pronti a coinvolgersi perché in qualche modo già abitati da un’attesa che rende il cuore aperto e disponibile, emerge anche per noi, forse più disincantati e più poveri di speranza rispetto a loro, qualche iniziale criterio per imparare a discernere la vita secondo il Vangelo.
Il primo può essere quello di una promessa che, a differenza delle molte che sentiamo in questo periodo, non illude. Gesù non soddisfa un bisogno di pancia, non cerca una facile popolarità, ma apre il tempo della responsabilità, dell’impegno personale sostenuto dalla fiducia in ciò che ancora non si vede. Il suo sguardo non si chiude nell’immediato, ma è lungimirante. Non si limita a dare un po’ di pesci in più ai pescatori, ma chiede loro di allargare i propri orizzonti, fino a diventare pescatori di uomini.
Un altro criterio è quello della fraternità. Non viene chiamato un singolo, ma più persone, fin dall’inizio. Il tempo umano non è bene privato di qualcuno contro altri, ma ciò che può soltanto essere vissuto e condiviso tramite l’irrinunciabile rapporto con l’altro, per quanto faticoso e complicato possa essere. Ripetiamolo ancora una volta: il Dio cristiano si rivela attraverso il volto del fratello e mai senza di esso. Dunque non può esserci un bene proprio che non sia contemporaneamente bene per l’altro e a favore dell’altro. Altrimenti non è più bene, ma un male, una scelta sbagliata!
L’urgenza che accompagna questo testo, questo “subito” del vangelo di Marco, non è dunque disprezzo del mondo e degli affetti, ma consapevolezza che con la venuta di Gesù nulla può essere trasformato in idolo, ma tutto può essere custodito e salvato proprio se non viene assolutizzato. Questo, non un altro, è il tempo che può lasciare da parte l’ozio o la facile tentazione degli idoli, a favore dell’impegno appassionato e del discernimento attento.
Lungimiranza e fraternità: possono già bastare questi due criteri per iniziare, oggi come allora, a camminare nella logica del Regno di Dio, incontrando Gesù sulle rive della nostra vita quotidiana.

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