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La Traccia Domenica 19 Gennaio 2020

Domenica 19 gennaio – 2° del Tempo Ordinario (anno A)

IL SILENZIO DI GESU’

(Gv 1, 29-34)

 

   Il racconto del quarto vangelo si sofferma sulla figura di Giovanni Battista lasciando Gesù nel silenzio, a camminare sullo sfondo. Per ben due volte, nel suo passaggio discreto, verrà indicato come l’Agnello di Dio, senza udire da parte sua una sola parola, se non più avanti, quando i primi discepoli inizieranno a seguirlo per la prima volta.

   Non credo che questo silenzio sia un elemento secondario, né occasionale. L’impressione, invece, è che, se da un lato è il venire di Gesù verso il Battista a suscitare la reazione e tutto l’episodio che ne consegue, dall’altro sembra che sia lo stesso Gesù a meditare in profondità ciò che sta accadendo davanti ai suoi occhi.

    Che sia proprio questo il senso del suo silenzio? Un fare spazio ad un altro, alla vita che scorre, per non buttarsi frettolosamente nella predicazione, ma continuando a imparare la propria identità di Figlio meditando con saggezza ciò che sta avvenendo attorno a lui?

   E così più Giovanni rimanda ad altri e non a se stesso e più Gesù, nel contemplare ciò che succede, riconosce meglio il senso della sua missione: aprire a sua volta ad un altro, al Padre, perché nulla si trasformi in un idolo schiacciante, ma tutto si riveli indicazione, segno, testimonianza di una benedizione più grande e liberante.

   Se le cose stanno così, il cammino del cristiano non è una presa di distanza dalla vita, ma attraversamento appassionato della storia, vera immersione in essa, maturando quel silenzio necessario per non cadere nella pretesa demoniaca di sapere tutto, di non avere più nulla da imparare. Il silenzio di Gesù al Giordano, l’opposto di ogni omertà o indifferenza, è l’antidoto ai fondamentalismi, dentro e fuori la chiesa, è critica profetica a ogni dispositivo religioso che tendesse a chiudersi in se stesso, dentro e fuori la chiesa, è spazio liberante perché la voce del Padre possa parlare nelle vicende sempre nuove della storia. Non è stupendo che il Figlio di Dio abbia colto questo segreto fondamentale proprio nell’incontro con Giovanni Battista? Come avverrà per gli altri suoi innumerevoli incontri nel camminare verso Gerusalemme?

   Quanto abbiamo bisogno di questo stile! Rimanere sullo sfondo non per distanziarsi, ma per essere ancora più dentro le cose di tutti i giorni, per poter gioire di qualcosa che ancora possiamo scoprire per la prima volta, nella speranza certa che proprio lì, come è accaduto per Gesù, risuona un’apertura, una benedizione piena di promessa che non ha bisogno di protagonismo, ma orecchie e cuori attenti che sappiano coglierla come novità nel silenzio del quotidiano.

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