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La Traccia Domenica 25 Agosto

Domenica 25 agosto – 21°del Tempo Ordinario (anno C)

LA PORTA STRETTA DELLA FEDE

(Lc 13, 22-30)

  L’iniziazione alla fede è l’esperienza di un lungo cammino e non certo di una innocua passeggiata di qualche minuto. Entrare per la porta stretta significa allora diventare più snelli, sciogliendosi dalle tante inutili zavorre che spesso esprimono difese, paure, o facili rassicurazioni.

  Chi si prende davvero cura di noi, volendo il nostro bene, non ci asseconda in tutto, non ci facilità in ogni cosa, ma ci aiuta ad attraversare la porta stretta, ad accettare il sudore e la mancanza, il fallimento e il limite, unica strada, certamente in salita, tramite cui ci si allena a entrare davvero nella vita adulta.

  La risposta di Gesù alla domanda che gli viene rivolta sembra esagerata, eccessiva. In fondo gli è stato chiesto se sono pochi quelli che si salvano e nulla più. Probabilmente egli nota in quelle parole qualcosa di grave: la convinzione sotterranea di appartenere a quei pochi, di essere tra i privilegiati solo perché tiepidi abitudinari di una serie di pratiche religiose, che assicurerebbero il buon esito della vita senza passare per la porta stretta del discernimento quotidiano e della responsabilità che ne consegue.

  Forse è per questo che le parole di Gesù sono forti: non per gettare ulteriori pesi sulle spalle, ma per riaccendere un cammino, per risvegliare ad una fede che, se è sempre alla portata di tutti, perché è fin dall’inizio rivolta a tutti, richiede nondimeno la faticosa decisione libera di ciascuno. E’ la scelta di fidarsi, di lasciarsi cambiare in profondità dalla promessa del Vangelo. E questo è possibile soltanto se non ci sente primi, già arrivati, ma se ci si mette in coda, perché è da quella prospettiva che il cuore si dispone ad essere aperto, a farsi accompagnare, a sentirsi parte di una comune fraternità, a gioire per i piccoli passi che conducono poco per volta a passare per la porta stretta.

  Dunque, mettiamocelo bene in testa: nessun privilegio per i discepoli di Cristo, anzi! Chi si siede alla sua mensa e ascolta e annuncia la sua Parola dovrà sempre ricordarsi di essere lì a favore di tutti, per il bene di tutti, pronto a gioire con gratitudine e senza invidia ogni volta che qualcuno, fosse anche “non dei nostri”, si dispone con fiducia ad accogliere con libertà il Vangelo e le sue esigenze.

  Sono sempre troppo larghe le facili rassicurazioni. Più riscopriamo che la fede è una porta stretta e più ne gusteremo la bellezza, perché solo passando nella strettoia del discernimento si nasce davvero e si fa nascere chi è attorno a noi. A meno di tanto ci si illuderebbe e alla fine ci si sentirebbe dire con rammarico: “Non vi conosco!”.

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