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La Traccia Domenica 18 Agosto

Domenica 18 agosto – 20° del Tempo Ordinario (anno C)

COME UN FUOCO CHE SI ACCENDE

(Lc 12, 49-53)

 

  Quando si accende un fuoco succedono molte cose: si illumina la notte, ci si può riscaldare se fa freddo, è necessario stare attenti se fa caldo e indietreggiare, ci si trova attorno alla fiamma per parlare, raccontare, o fare memoria di qualche avvenimento importante della propria vita. Accendere un fuoco è anche sempre un’operazione difficile, pericolosa, che richiede saggezza, responsabilità, capacità di saperlo custodire perché non faccia danni.

  Insomma, là dove si accende un fuoco avviene sempre qualcosa che smuove, che non permette di rimanere nella tiepidezza, ma che richiede invece un coinvolgimento, un’uscita da se stessi, nonché cambiamento di sguardo, emersione dalla viscida brodaglia a cui porta la tentazione di adagiarsi sulla doppiezza e sulla menzogna. Il fuoco non è certo adatto per i cuori paurosi, diffidenti, per i quali il massimo del traguardo sarebbe la ricerca di una pace pensata come pura tranquillità, o come quieto vivere.

  Se Gesù paragona il suo annuncio e la sua attesa interiore all’immagine del fuoco che viene acceso, vuol dire che il Vangelo non può essere ridotto ad una pillola religiosa rassicurante, ma deve essere riscoperto nel suo essere promessa e principio di verità, dunque di discernimento profondo in grado di far venire a galla i cuori di ciascuno. Per questo la fede ha sempre un risvolto sanamente inquieto, perché senza un taglio, o una divisione, non si nasce veramente, né si può vivere da vivi e da risorti. Tutto ciò può far male, ma è l’unico passaggio, l’unico esodo tramite cui si nasce davvero, consegnando poco per volta colori e contorni precisi alla propria vita.

  La chiesa non esiste per occupare spazi, né per limitarsi a rispondere a bisogni vagamente sacri, ma per custodire il fuoco vivo del Vangelo, a favore di tutti, anche quando è scomodo e ci chiede di svegliarci dal torpore o dalle abitudini troppo consolidate. E quando da qualche parte questo fuoco rimane acceso, qualcuno prima o poi saprà gustarne la bellezza, la libertà, la profondità umana. Non importa essere tanti o pochi, ma che ci siano sempre uomini e donne di buona volontà che non trasformino la giustizia dell’amore evangelico in acqua stagnante, ma la vivifichino come fiamma che guarisce e umanizza.

  L’inevitabile divisione che ne seguirà non sarà una minaccia, ma una feritoia tramite cui potrà riaffiorare di continuo l’umanità dell’uomo, con libertà e franchezza. La tiepidezza non è di casa nel vangelo, perché non sarebbe feconda e ci farebbe male. Non dimentichiamolo mai!

 

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