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La Traccia Domenica 23 giugno

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LA TRACCIA – Un pensiero per domenica

Domenica 23 giugno – Solennità del Corpus Domini (anno C)
IL PANE QUOTIDIANO
(Lc 9, 11-17)

Può succedere che le ansie da prestazione, o le piccole o grandi manie di onnipotenza, ci facciano vedere solo una folla immensa, irraggiungibile, distraendoci da ciò che invece è quotidiano, fattibile, vicino a noi, come se la vita diventasse improvvisamente una concentrazione di problemi impossibili da risolvere e posti tutti sulle nostre spalle. Di fronte a cinquemila persone affamate, come non dare ragione allo smarrimento dei discepoli?
Eppure ancora una volta, con un gesto formidabile, Gesù sblocca la situazione: “fateli sedere a gruppi di cinquanta!”. Si potrebbe, forse, tradurre così: “Non pretendere di salvare il mondo intero, perché non ti è neppure richiesto, ma comincia da ciò che è possibile a te. Organizza bene le cose, prenditi il tempo necessario, fai un passo alla volta senza strafare, perché altrimenti continueresti a vedere di fronte a te solo una folla anonima, troppo grande, di cui puoi solo avere paura o di cui rischi di diventare uno spietato dittatore, seppure a fin di bene. Un gruppo di cinquanta persone, invece, inizi a incontrarlo davvero, ne puoi conoscere meglio i volti, i nomi, le storie, senza generalizzare. Al tempo stesso non puoi fare quello che vuoi, sei costretto a lasciarti guarire dall’egoismo, perché in un gruppo di cinquanta è più facile dialogare, non si è estranei, ci si può aiutare e anche correggere a vicenda”.
Forse fu proprio questo, quel giorno, il vero miracolo di Gesù: nessuna magia, ma rimettere i discepoli nelle condizioni adeguate per non avere scuse, per tornare ad agire, non come dittatori di una folla anonima, ma come compagni di viaggio di gente che si incontra davvero, non come maghi che pretendono di avere in tasca tutte le soluzioni, ma come uomini in carne ed ossa che, fidandosi, iniziano da ciò che è a portata di mano, da ciò che rientra nelle responsabilità quotidiane.
Gesù è molto più concreto e realista di noi. Sa bene che tutti possono ricevere il pane necessario per vivere se ciascuno parte dai suoi cinquanta, da ciò che è possibile qui ed ora, senza ansie che bloccano e senza manie di onnipotenza che non risolvono nulla, ma rischiano di moltiplicare ulteriormente la fame.
Il pane quotidiano è il pane che non ci fa vedere folle anonime e irraggiungibili, ma ci insegna a scorgere la dignità delle piccole cose adatte a noi. Su queste ci è richiesta una responsabilità da cui non possiamo fuggire, perché è da esse che nascono i miracoli più grandi, anche quelli che troppo frettolosamente riteniamo impossibili.

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