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La Traccia Domenica 13 Gennaio 2019

Domenica 13 gennaio – Battesimo del Signore (anno C)

LA RISONANZA DELLA TERRA

(Lc 3, 15-16.21-22)

Durante il Battesimo al Giordano, la “voce” di Dio arriva dall’alto, dal cielo, ma è percepibile solo perché è risuonata per trent’anni nel terreno quotidiano della vita nascosta a Nazaret.

Gesù impara a distinguere la “voce” del Padre dentro i legami, le passioni, le relazioni proprie della vita di ogni uomo. Il suo primo fondamentale battesimo è l’immersione nelle faccende di casa, nell’avventura corporea di una famiglia e di una cultura, per cogliere proprio lì, e non altrove, una parola di promessa e di amore che nessuno potrà più mortificare.

Senza questo primo battesimo non ci può essere l’altro, quello della fede, che lo presuppone sempre: solo imparando a rimanere aperti, a confrontarsi con la realtà, a lasciarsi attraversare da un’attesa, a prendere sul serio la profondità delle cose più comuni dell’esistenza umana, è possibile percepire, oggi come allora, la “voce” benedicente di Dio, rivolta alla vita e a favore della vita di tutti.

Che cosa impara Gesù in trent’anni? A riconoscersi figlio amato, a rallegrarsi e a stupirsi per tutto ciò che lo precede come segno di una bontà che sostiene e accompagna, ad essere libero, critico e creativo nei confronti della sua stessa cultura, senza retrocedere rispetto al desiderio di raccontare Dio nel suo essere univocamente buono nei confronti della sua creatura.

Perché non ricordare il nostro battesimo così? Facendo innanzitutto memoria di quei momenti in cui il terreno concreto della nostra vita si è fatto anche per noi una vera e propria cassa di risonanza di una “voce” più grande? Può essere un amico che ci è stato vicino in un momento di grossa difficoltà, oppure un libro che può averci cambiato la vita, o anche il superamento inatteso di un ostacolo grazie ad una insperata risorsa di fiducia, o forse quelle esperienze di gratuità che ci hanno liberato dall’ossessione di essere sempre e solo noi al centro: un’opera d’arte, in incontro inatteso, un salto di qualità nel proprio carattere o nella propria capacità di amare o di portare bene a termine un impegno. E’ questo il terreno dentro cui risuona la voce del Padre e proprio questo può essere il “Giordano” di ognuno di noi, come lo è stato per Gesù.

Nessuno come lui ha imparato a stare nella vita quotidiana da figlio amato, ma proprio per questo, grazie a lui, tutti possiamo riconoscerci figli amati e non abbandonati. E questo ci basti, se il battesimo della fede non è altro dal battesimo di immersione nelle cose di tutti i giorni, ma di questo terreno vitale è la forza e il compimento! Come è stato per Gesù, così sarà sempre anche per noi: una voce “dal cielo”, nuova, rivelativa, ma solo attraverso la sua risonanza nelle acque fangose del Giordano, delle cose più comuni che ci costruiscono ogni giorno nel nostro diventare uomini capaci di amare.

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