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La Traccia domenica 26 Agosto

LA TRACCIA – Un pensiero per domenica

Domenica 26 agosto – 21° del Tempo Ordinario (anno B)
UNA DUREZZA AFFIDABILE
(Gv 6, 60-69)

Il capitolo sesto del vangelo di Giovanni sul pane di vita si conclude rimanendo aperto, irrisolto. E’ molto distante dalla favola che finisce con “vissero tutti felici e contenti”, mentre qui il racconto si arresta quasi all’improvviso per fare spazio alla libertà di chi legge, chiamata a prendere una decisione.
Gesù non invade il campo, non occupa tutta la scena, fosse anche per il bene, ma ad un certo punto, dopo un lungo dialogo con i discepoli, tace, non ha più parole, in attesa di una risposta, di un coinvolgimento, che può scaturire solamente dalla libertà imprevedibile dei suoi interlocutori.
Le sue parole diventano complesse da comprendere, il suo atteggiamento è duro. Come si era allontanato dopo la moltiplicazione dei pani da coloro che avrebbero voluto farlo re, così al termine del capitolo non cerca a tutti i costi un consenso, non abbassa la posta in gioco pur di avere qualcuno attorno a sé che lo difenda. La sua espressione è forte, netta, limpida: “Volete andarvene anche voi?”.
La durezza di Gesù è veramente affidabile, perché è quella tipica di chi sa guidare senza illudere, di chi sa sostenere il cammino di ciascuno senza mai sostituirsi ad una decisione che rimane personale e, in ultimo, non controllabile. E’ una durezza piena di bontà, di responsabilità, oserei dire di tenerezza. Sì, proprio così! Perché chi è davvero interessato a noi non fa sconti, ma ci prende sul serio, tira fuori il meglio di noi, ci restituisce la consapevolezza di poterci assumere le nostre responsabilità con coraggio, senza demandarle sempre ad altri.
Questi sono i veri maestri, riconoscibili però a patto di rinunciare all’idea che si possa vivere solo guardando a se stessi, per renderci conto, invece, che per essere uomini abbiamo sempre bisogno di “andare da qualcuno”, di lasciarci cambiare da una parola che non si limita a soddisfare un bisogno, ma allarga lo sguardo e il cuore, scomodando la nostra pericolosa tranquillità.
“Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”: Pietro ha compreso lo stile affidabile di Gesù, è stato certamente colpito positivamente dalla dolce durezza del suo Maestro, così lontana dagli adulatori di turno, dagli opportunisti che cambiano velocemente bandiera, dalla violenza comunicativa degli urlatori di slogan, intenti a prendersi applausi ad ogni più piccola occasione favorevole.
Per mille motivi anche noi siamo sempre tentati di tornare indietro, di farci scivolare addosso il messaggio evangelico come se la fede fosse una facile passeggiatina. Se siamo onesti, però, ci rendiamo conto che quel “volete andarvene anche voi?” è forse l’espressione più alta di una verità che è tale proprio perché non delude, fino ad essere disposta a rimanere sola pur di fare spazio ad una risposta che può esser data soltanto da ciascuno di noi.
Papa Francesco, nella sua recente esortazione sul tema della santità, così si esprime: “Voglia il Cielo che tu possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita”. E che non pronuncerà al posto tuo, perché tocca a te darle carne con la tua esistenza.

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