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La Traccia Domenica 22 Luglio

LA TRACCIA – Un pensiero per domenica

Domenica 22 luglio – 16° del Tempo Ordinario (anno B)

FERMARSI 
(Mc 6, 30-34)

Produrre e far funzionare la macchina, sempre e comunque: sembra questo il comando intoccabile del nostro stile efficientista. Anche il riferimento retorico ai fatti e non alle parole va in questa direzione: l’importante è fare delle cose, evitando di perdere tempo a riflettere.
Appunto! Riflettere su ciò che si fa e si vive è diventato una perdita di tempo, un lusso inutile. Allo stesso modo si squalifica con faciloneria ogni tipo di studio e di concezione di scuola che non darebbe subito delle informazioni tecniche sul fare. Imparare a “saper fare bene”, invece, sarebbe poca cosa, certamente non questione principale.
Gesù ferma i suoi discepoli troppo affaccendati, proprio quando stanno presentando l’elenco dei loro primi grandi successi pastorali. Sarà lui stesso, poi, a riprendere con loro la predicazione e la cura per le folle. Ma intanto, perché tutto questo possa essere vissuto con saggezza, chiede ai suoi di fermarsi, di sedersi a tavola con calma, di rimettere insieme un minimo di interiorità e di tempo umano. Concretissimo Gesù, molto più di chi afferma baldanzoso che i fatti sono più importanti delle parole, vantandosi del proprio impegno fino allo sfiancamento! Mera sciocchezza, dal momento che a lungo andare nessuno può vivere così, neppure chi lo dice con tracotante sicurezza.
Nulla è più efficace, invece, di un agire pensato, riflettuto; nulla è più umano di chi riconosce con coraggio la propria fragilità, di chi non si sente onnipotente e sa di avere bisogno di riposo, per dare una direzione sensata e responsabile alla quotidianità dei propri giorni.
Anche per zelo, anche per il bene, si può diventare efficientisti, ma annullare se stessi non è umano, dunque non è evangelico. E vantarsi di essere così è tipico dei cattivi maestri, non certo di quelli saggi.
Che quel “fermarsi” di Gesù ci metta sanamente in crisi e possa riaprire tra noi un tempo e un agire davvero umani.
Non è vero che perdiamo tempo, ma vuol dire essere onesti nei confronti della vita propria e di quella degli altri.
E quando si riaffacciano tutte le incombenze e gli impegni di sempre, saremo forse in grado di affrontarli meglio, di uscire da una pura mentalità commerciale, evitando di perdere quel bene più prezioso che è l’umanità, da non sacrificare ad alcun idolo, fosse anche quello apparentemente affascinante dell’efficienza o della dedizione trasformata in un discutibile annullamento di sé.

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