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La traccia Domenica 25 Marzo

LA TRACCIA – Un pensiero per domenica

Domenica 25 marzo – Domenica delle Palme (anno B)
AVVOLGERE
(Mc 14,1 – 15.47)

Il racconto della passione secondo Marco è scarno, essenziale. Ci restituisce tutta la violenza di una morte ingiusta, il rumore disumano dei complotti e la confusione della folla che non comprende.
Eppure c’è un controcanto agli occhi chiusi dei potenti e alla superficialità dei loro servi: le donne che seguono Gesù. All’inizio, quando gli intrighi di corte sono già all’opera, una donna, a tavola, avvolge di olio il volto del Maestro, accarezzando i suoi capelli con un gesto inatteso di tenerezza. Soltanto elogi per lei: tutti, in futuro, se ne ricorderanno. E così alla fine, quando tutto è compiuto, alcune donne, insieme a Giuseppe di Arimatea, lontano dalla stupidità della folla e dalla violenza cieca, avvolgono il corpo di Gesù, in attesa di ciò che potrà ancora accadere.
Avvolgere, curare, accarezzare, lavare e asciugare, medicare e pulire sono gesti silenziosi, poco adatti ad essere accompagnati da parole; sono gesti lenti, non avvezzi alla fretta. Urlare, uccidere, insultare, tramare di nascosto lo si può fare solo nella confusione, nel rumore assordante, in tempi veloci per finire al più presto, senza farsi vedere. Un abisso tra le due cose, lo stesso che c’è tra la vita e la morte, tra l’umano e il disumano.
E’ come se i gesti di quelle donne rallentassero per un attimo, all’inizio e alla fine, il ritmo affannato del racconto della passione. E’ attraverso i loro occhi, è tramite il profumo di quell’unguento, è grazie a quelle mani delicate che il dramma della croce è già avvolto, in anticipo, dalla luce della risurrezione. La vita è salva e la violenza è smascherata ogni volta che entriamo nell’esistenza e negli avvenimenti di Pasqua con questo sguardo: non con gli occhi dei potenti e degli arrivisti, come già era accaduto attorno alla mangiatoia di Betlemme, ma con quello coraggioso, forte, dolce, saggio e umano di chi tocca il segreto di tutte le cose con i gesti di cura e di condivisione, di prossimità e di gratitudine, puntualmente ritenuti del tutto inutili, perdite di tempo, da chi si ostina a indossare la maschera cieca dell’opportunismo e della violenza.
Così ricorda papa Francesco ai giovani, nel suo ultimo libro-intervista: “non abbiate paura delle diversità e delle vostre fragilità; la vita è unica e irripetibile per quello che è; Dio ci aspetta ogni mattina quando ci svegliamo per riconsegnarci questo dono. Custodiamolo con amore, gentilezza e naturalezza”.
A dispetto di ogni forma di malvagità, è così che l’umanità è capace di risorge: a partire dall’intuizione di quelle donne che avvolgono il Corpo del Signore, custodendolo senza volerlo trattenere per sé, a testimonianza per noi e per ogni generazione che verrà. Buona Settimana Santa.

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