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La Traccia Domenica 18 Marzo

LA TRACCIA – Un pensiero per domenica

Domenica 18 marzo – 5° di Quaresima (anno B)
STARE NELLA TERRA
(Gv 12, 20-33)

Si può osservare la vita che scorre stando comodi in poltrona. Si può catalogare tutto ciò che succede, senza lasciarsi davvero coinvolgere. A meno che ci si alzi, si scenda in strada, ci si fidi e si cominci a camminare. Allora tutto cambia: inizi a perdere qualcosa di te, la pelle suda e si ferisce, il cuore batte, si rallegra e si spaventa. Ti innamori e ti arrabbi, prendi posizione e ti appassioni. Certo, non sei più quello di prima, perché qualcosa di nuovo è accaduto in te, perché questa volta sei davvero la vita che vivi. D’altronde il terreno deve essere rivoltato e concimato perché sia fecondo.
E’ necessario, dunque, entrare nella logica di Gesù, prendendo sul serio il tempo che intercorre tra la semina e il frutto, durante il quale il chicco sta nella terra, non si vede, poco per volta muore e solo alla fine inizia a germogliare. E’ il tempo della cura, del discernimento; è il lungo itinerario in cui si impara a non tenere tutto per sé, a superare il proprio narcisismo, per entrare nella saggezza della consegna di sé per la vita dell’altro.
E’ qui che ci è richiesto di rinunciare a vedere subito i risultati e quante volte, proprio per questo, si pensa di aver sbagliato tutto! Quanto lavoro di fiducia per poter attraversare questa fase, in cui ci si rende conto che deve morire qualcosa di noi perché il male venga alla luce e si rinasca a vita nuova!
Eppure proprio così si diventa adulti, non certo stando ad impigrire sul divano come spettatori esterni della vita, o muovendosi per puro opportunismo, quando si percepisce odore di applausi o di tornaconto personale, ma solo imparando a stare con fiducia nel lavoro invisibile del terreno. E’ in quel momento che non hai riconoscimenti e sei libero di non cercarli, perché cogli finalmente che la perdita che stai vivendo è una straordinaria esperienza di amore, una palestra di umanità che è già innalzamento, che è già risurrezione.
Dobbiamo riconoscerlo: eccitati come siamo dalla semina, pensando di avere tutto nelle nostre mani, e ansiosi di vedere subito i frutti per potercene compiacere soddisfatti, ci perdiamo la maturazione del chicco.
E se invece fosse proprio questa la parte migliore, più adulta e più umana della nostra vita? La Pasqua di Gesù è questo annuncio: solo chi sta con fiducia nella terra, senza pigrizia o manie di protagonismo, diventa fecondo, apprendendo giorno per giorno l’arte della cura e del dono. Il “principe di questo mondo” è cacciato fuori e il cuore ha già iniziato a generare qualcosa di nuovo.

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