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La Traccia Domenica 22 Dicembre

Domenica 22 dicembre – 4° di Avvento (anno A)

LA NOTTE PORTA CONSIGLIO

(Mt 1, 18-24)

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   L’esperienza del sogno attraversa la vita di Giuseppe. E anche la nostra. Quante volte si dice che “la notte porta consiglio”! In effetti, nei nostri sogni viene sempre ripreso ciò che viviamo da svegli, ma quasi come trasfigurato in modo nuovo, inedito. E’ come se avessimo bisogno di non avere noi il pieno controllo della situazione per poter comprendere davvero il senso di ciò che stiamo vivendo.

   Il sogno, dunque, è un misto di memoria e di novità, di tradizione e di creatività; rivela una profondità delle cose che diversamente sarebbe impossibile da riconoscere. Senza sogni saremmo come schiacciati su un’esistenza dal ritmo blando, affaticato; senza sogni ci volteremmo soltanto indietro, schiavi di abitudini magari buone, ma che hanno perso ogni traccia di vitalità. Rimanere senza sogni vuol dire farsi e fare del male, perché si mortificano le generazioni che verranno, tenendole chiuse in un passato che non genera nulla, ma solo risentimenti e pesantezze. Senza sogni, in poche parole, non si vive all’altezza della nostra umanità, ma sempre troppo al di sotto di essa e delle sue reali possibilità.

   Giuseppe, uomo giusto, credeva di aver già fatto tutto il possibile per prendersi cura di Maria, evitando una sua possibile condanna, anche violenta, ripudiandola in segreto. Ma è proprio il sogno a intervenire, a fare la differenza inattesa, risvegliando il suo desiderio più originario, che nessuna legge avrebbe potuto spegnere: prendere con sé la sua futura sposa, volerle bene come il tesoro più prezioso della propria vita e gioire con lei per la nascita di un bambino.

   Anche per lui il sogno non inventa nulla di strano, non è una sorta di magia, ma gettando una luce nuova su ciò che sta accadendo, accende in Giuseppe il coraggio necessario per non tornare indietro, per realizzare con coraggio, fino in fondo, ciò che più di ogni altra cosa stava desiderando in quel momento. E anche per lui, come già succede per ogni genitore, sarà la venuta al mondo di un figlio a “salvarlo”, a restituirlo alla sua compiuta umanità.

   Non c’è legge, non c’è tradizione, non c’è chiusura del cuore che possa permettersi di mortificare il nostro sogno, di appesantire la nostra creatività, di tenerci con ostinazione sempre un po’ più in basso rispetto all’altezza dei nostri desideri. Dio si fa strada nel sogno per questo motivo, prendendo le distanze da tutto ciò che schiaccia la libertà, fosse anche per scopi vagamente religiosi.

   Così è avvenuto per Giuseppe. Così avvenga, tramite la saggezza umana dei sogni, per ciascuno di noi!

 

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