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La Traccia domenica 1 dicembre

dicembre – Prima di Avvento (anno A)

L’ARTE DI VEGLIARE

(Mt 24, 37-44)

 

In un mondo pieno di luce abbagliante, in cui non è mai veramente notte e non si va mai davvero a dormire, è ancora possibile imparare a vegliare? Ha ancora senso questa esperienza umana? La veglia è l’attesa fiduciosa verso ciò che non può essere in alcun modo tenuto sotto controllo, o saputo prima che avvenga. Significa stare svegli, certo, ma non nel senso di essere insonni, nel tentativo di avere tutto tra le mani in modo chiaro e distinto, luminoso e senza ombre. Forse il vegliare è più simile al sonno tranquillo, tipico di chi rinuncia al controllo spasmodico di tutte le cose e, imparando a fidarsi, riesce ad allenarsi all’arte della veglia laboriosa.

“Uno verrà preso e l’altro lasciato”, dice il vangelo. E’ sempre così! Nell’unico campo della vita, l’esistenza umana va sempre avanti attraverso l’inedito, affrontando con sorpresa ciò che può solo essere lasciato venire nella sua novità.

Vegliare, allora, come ricorda il tempo di Avvento, è rinunciare a voler partire soltanto da se stessi, pensando illusoriamente di potersi trovare sempre in una situazione di luce abbagliante e controllabile, per affidarsi invece all’annuncio di un chiarore che brillerà in ogni caso nell’oscurità, o al massimo nella penombra.

E’ vegliando così che ci si mette in cammino, lasciandoci sorprendere dal bene possibile, piuttosto che insistere con ansia nel difendere se stessi e nel leggere ogni piccolo imprevisto come una minaccia alla propria autonomia.

Il cristiano dovrebbe esercitarsi ogni giorno a non confondere la veglia con l’agitazione insonne per un pericolo sentito di continuo come imminente, ma a leggere la storia con gli occhi fiduciosi di chi è autorizzato, dalla promessa evangelica, a cogliere quei piccoli quotidiani bagliori che non solo non spengono la speranza, ma la sostengono, come forza di discernimento nelle cose di ogni giorno.

Claude Monet, come tutti i pittori impressionisti, sa cogliere con immediatezza nei colori dei paesaggi l’imprevisto di qualcosa che si manifesta e che può essere riconosciuto soltanto se si esce dallo sguardo della fotografia, per passare all’immaginazione che apre orizzonti inediti. Nel quadro “barche sulla spiaggia di Etretàt”, l’azzurro del mare si staglia verso l’orizzonte, facendo dell’arenile un luogo di attesa, di passaggio. Noi siamo lì, all’aria aperta insieme al pittore. Le barche possono rimanere ferme, immobili, oppure prendere il largo, o portare nuovi arrivati. Spetta ai nostri occhi non avere timore di rimanere svegli e riconoscere nei colori più comuni della vita un’inedita apertura, una sorprendente novità che, arrivando nell’ora in cui non immaginiamo, ci farà di nuovo guardare in avanti, tenendoci in piedi anche nel buio!

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