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La Traccia Domenica 20 Ottobre

Domenica 20 ottobre – 29° del Tempo Ordinario (anno C)

L’ESERCIZIO INSISTENTE DELLA FEDE

(Lc 18, 1-8)

 

  Per troppo tempo si è ritenuto che la fede fosse un puro dono, quasi magico, che va da sé. Ma la domanda di Gesù mette radicalmente in crisi questo modo di pensare: “Quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?”.

  Questo significa che la fede può spegnersi, può venir meno, poiché è messa alla prova dallo svolgimento concreto della vita. E allora le parole di Gesù si potrebbero tradurre così: “Ogni volta che vengo nella vostra vita, vi trovo intenti a fare che cosa? State lavorando giorno dopo giorno per custodire la fiducia, per mantenere un legame con il vangelo che sia adulto e creativo? Oppure, anche come chiesa, c’è sempre qualcos’altro da fare prima, ritenendo che la passione per la fede evangelica sia al sicuro, come se si potesse conservare in una cassaforte e assicurare una volta per sempre?”.

  La vedova insistente della parabola è l’emblema di una fiducia coraggiosa che non teme l’invocazione continua, la ricerca concreta della giustizia, la perseveranza nel saper ricercare ciò che rende nuovi, evitando la tentazione sempre ricorrente di adagiarsi e di addormentarsi.

  La vita va avanti e un conto è scoprire il vangelo quando si è piccoli, un altro conto quando si è giovani, un altro conto ancora quando si diventa padri, madri, responsabili di un lavoro, oppure quando si affronta la sofferenza o ci si imbatte in scelte nelle quali è coinvolto l’intero futuro della propria vita. Ogni stagione dell’esistenza esige un esercizio della fede alto, continuo, capace di essere realmente significativo per il proprio vissuto.

  In effetti Dio, a differenza del giudice iniquo della parabola, è disposto prontamente a fare giustizia. Il problema siamo noi, nel momento in cui, a forza di assopirci e di fare altro, non ci accorgiamo neppure che la fede in Gesù è rimasta ferma, spenta, tutto sommato simile ad un raccontino edificante a misura di bambino.

  Il desiderio del Signore, invece, è quello di trovarci intenti, con sudore e passione, a dare giorno per giorno una forma adulta alla fiducia evangelica, a riconsegnare corpo e voce alla ricerca di giustizia che ci attraversa da cima a fondo.

  Ebbene sì! La fede non va da sé, non è magia, non è “una cosa che si ha o non si ha”, ma è una relazione vivente con Gesù che dà da vivere e che per questo esige il libero esercizio quotidiano della formazione e della vigilanza, in modo nuovo e creativo. E’ necessario chiedere di non stancarsi mai, evitando di delegare ad altri un compito che può passare soltanto tramite l’onesto lavoro delle proprie mani e del proprio cuore.

 

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