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La Traccia Domenica 26 Maggio

LA TRACCIA – Un pensiero per domenica

Domenica 26 maggio – 6° di Pasqua (anno C)
LA CASA DI DIO
(Gv 14, 23-29)

La casa è molto di più della sua struttura, dei suoi muri e dei suoi mattoni: è un luogo umano, è l’atmosfera creata dalle persone che vi abitano e che si riversa poi sulla struttura stessa, sui colori, sulle cose che la arredano, sullo stile con cui si decidono gli spazi. E’ l’ambiente in cui abbiamo imparato a muovere i primi passi e vi ritorniamo per trovare riparo, per poter vivere con dignità i nostri giorni.
E’ scandaloso che tanti, nel mondo, continuino a non avere una casa, come, d’altra parte, è una contraddizione che una cerchia sempre più ristretta di persone abbia case troppo ricche ed eccessivamente grandi. E’ degna dell’uomo, invece, un’abitazione semplice, aperta, ospitale, nella quale ciascuno può trovare il suo posto e sentirsi a proprio agio. Si può abitare nella casa più bella e più grande del mondo, ma se non c’è un’aria respirabile di rapporti buoni diventa una prigione. Esiste dunque una “saggezza della casa”, un “saper abitare bene” che non possiamo perdere, che è da curare giorno per giorno.
Qual è la casa di Dio? Gesù è molto chiaro: lui stesso prende dimora tra noi insieme al Padre, riconoscendosi non più in un tempio, ma trovandosi a suo agio in una fraternità concreta, praticata, vissuta tra corpi viventi, tra persone che compiono questo lavoro di prossimità con fatica artigianale, quotidiana, silenziosa. Il plurale di cui parla Gesù è così originario da essere la manifestazione stessa del cuore di Dio, che è legame, relazione all’altro e per questo dimora ospitale, principio di saggezza domestica.
Le porte della sua casa sono aperte, l’aria non è viziata, perché in essa è all’opera il vento dolce e deciso dello Spirito, che apre tutto e non chiude nulla. Nella casa di Dio succede che il Figlio non viene tenuto dentro per paura di perderlo, ma viene lasciato andare, fino alla fine, perché possa stabilire una piena relazione con noi, come succede per ogni figlio di uomo che deve essere aiutato a uscire dalla casa per ritrovare se stesso e diventare adulto.
Abbiamo bisogno di fare del mondo una casa degna dell’uomo e proprio per questo casa “di Dio”: luoghi in cui l’amore viene “lavorato” con sudore e fatica, luoghi in cui si impara l’abitudine dell’ospitalità, luoghi che non proteggono in modo egoistico, ma accompagnano con fiducia e con sano tremore l’uscita verso l’età adulta, verso la capacità di diventare liberi perché si è rivolti verso qualcuno e si vive per qualcuno.
E’ questa l’opera dello Spirito di Gesù, che non ci lascia orfani, né tanto meno senza casa, ma ci rende addirittura sua dimora, suo corpo, animato dal vento fresco della cura reciproca e dalla quotidiana laboriosità che essa comporta.

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