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La Traccia Domenica 3 Febbraio

LA TRACCIA – Un pensiero per domenica

Domenica 3 febbraio – 4° del Tempo Ordinario (anno C)
APRIRE GLI SPAZI, DILATARE IL TEMPO
(Lc 4, 21-30)

Gli abitanti di Nazaret sono disposti a seguire Gesù fino a quando il loro compaesano rimane all’interno degli schemi precostituiti. E’ figlio del falegname Giuseppe e tale deve restare. D’altronde, la vita di paese si svolge da tempi memorabili in un certo modo e tutti possono farne parte, a patto che non la turbino o la sconvolgano con qualche novità.
Problema di sempre, tentazione antica quanto l’uomo! Si preferiscono la chiusura degli spazi e la contrazione del tempo, piuttosto che uscire e affrontare la fatica della libertà e la costruzione lunga e paziente della fraternità.
Gesù non cede e ancora una volta riapre tutto, dilata il tempo, rimette ogni cosa in movimento, rilancia il cammino in avanti, narra da capo la capacità di Dio di ripartire da ciò che è straniero, distante, periferico, affinché nessuno sia escluso dalla sua promessa di vita.
Andare avanti vuol dire crescere, maturare, non rimanere eternamente bambini un po’ imbronciati. Significa raccogliere il senso della propria vita attorno ad una qualche passione per ciò che ci rende davvero umani, senza voltarci indietro. Perché avere paura di prendersi cura di qualcuno? Perché sarebbe sconveniente citare la guarigione della vedova di Zarepta, piuttosto che quella di Naaman il Siro? Solo perché questi personaggi sono stranieri, non appartenenti alla “patria”? Perché non mettere testa e cuore nella costruzione saggia di ciò che ci può accomunare e farci crescere dentro un tessuto di solidarietà? Ne guadagnerebbe l’intero contesto sociale dentro cui sempre quotidianamente viviamo.
Certo, tutto ciò sarà sempre motivo di faticoso spiazzamento. Richiede saggezza, studio, risorse adeguate, una buona dose di lungimiranza e di sguardo ampio, profetico, amante della franchezza e non del ritorno immediato di facili consensi. Esige una fiducia tale da poter resistere anche alle critiche, alle inevitabili delusioni che bussano sempre alla porta cercando di legittimare le chiusure e le paure. Eppure l’abbiamo già sperimentato molte volte lungo la storia, passata e recente: non esiste costruzione della propria identità, né edificazione di una vera patria comune, se non passando attraverso l’apertura, la mescolanza, l’intraprendenza di chi sa governare bene e accompagnare con equilibrio l’interazione con le diversità.
L’annuncio promettente del vangelo di oggi è proprio questo: Gesù, dileguandosi e camminando oltre, ci lascia l’impronta profonda di quella fiducia che ci serve per aprire gli spazi, per superare le diffidenze, per non cedere a quelle molte sirene che ci vorrebbero continuamente spenti e risentiti, pur di non doversi mettere in discussione.
Il Figlio di Dio non fugge, né giudica i suoi compaesani che pure vogliono farlo fuori. Semplicemente passa in mezzo e se ne va, a testimonianza della loro scandalosa incredulità. Anni dopo, manifestandosi da risorto a Maria di Magdala, si comporterà allo stesso modo, non lasciandosi afferrare, padroneggiare, contenere, affinché la donna, prima testimone della risurrezione, possa correre e annunciare la presenza di un Vivente e non trattenere il Signore per sé, come fosse l’inutile statuetta di un idolo senza vita.
Dio ama gli spazi aperti, non certo l’aria stantia di “patrie” chiuse, che a lungo andare non sarebbero più in grado di diventare paesi abitabili, implodendo su se stesse.
Di questi tempi non credo che si possa passare indenni tramite l’ascolto di questo episodio del vangelo. Riguarda tutti, riguarda l’uomo come tale: se ti indurisci e non guardi un po’ più in là del tuo naso, prima o poi inaridisci, mentre troverai poco per volta la tua identità, la tua patria, solo uscendo, partendo, raccontando, appassionandoti ancora di una carità in grado di costruire sul serio una città abitabile. Di questa testimonianza la comunità cristiana deve sempre farsi carico, senza paura dell’inevitabile incomprensione che questo comporta, come è avvenuto quel giorno nel paese di Nazaret.

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