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La Traccia Domenica 7 Ottobre

LA TRACCIA – Un pensiero per domenica

Domenica 7 ottobre – 27° del Tempo Ordinario (anno B)
RELAZIONI CHE SALVANO
(Mc 10, 2-16)

Adamo si assopisce: solo così la donna che gli è posta accanto può essere accolta come un dono e non come un possesso, come una sorpresa inafferrabile e non come un oggetto da controllare. Fin dall’inizio l’uomo si ritrova a vivere in relazione a tutte le cose: all’ambiente, agli animali, alle piante, al cosmo intero. Ma solo il rapporto con l’altro, diverso da sé, ne diventa l’insuperabile testimonianza.
Per questo il compito che ci attende fin dall’origine non è fuggire la fatica degli affetti, ma impararne la saggezza, perché nelle relazioni che viviamo ne va di noi, della nostra identità. Eppure Adamo tende ad essere ambiguo, fin da subito: il dono di Dio è già definito “dalle mie ossa, dalla mia carne”. Da parte di Dio, senza ambivalenza, le relazioni si sostengono sul riconoscimento reciproco della diversità, abbandonando ogni tipo di potere sull’altro. Da parte nostra percepiamo che dall’inizio è così, che solo questa è la strada, ma al tempo stesso fatichiamo a riconoscere le relazioni come una benedizione. Basta un attimo per dire “è mio, mi va bene finché ne ho bisogno”, piuttosto che allenarci a dire “ti riconosco, sei diverso da me, dunque possiamo camminare insieme”.
Gesù, nel confronto serrato con i farisei, riprende il testo di Genesi, ma senza ripetere le parole ambigue di Adamo. Potremmo tradurre così: “è inevitabile che i rapporti tra gli uomini, a causa della durezza di cuore, siano complicati, fragili, ambigui. Possono fallire e poi riprendere, o essere ricuciti in modo diverso. Il vero punto è un altro: ciò che Dio ha unito e non può essere diviso è il legame di ogni essere umano con gli altri. E’ questo che non devi smettere di cercare, è questo che non puoi permetterti di mortificare, superando la paura della diversità dell’altro. La questione di vita o di morte non è fallire, ma ritrovare la fiducia per non recedere, nonostante il fallimento, nell’anfratto buio della solitudine, per non cadere nell’idea disumana che delle relazioni con gli altri si possa fare a meno, se non per motivi di opportunismo o di comodità”.
Sono le relazioni che ci salvano e se fin da piccoli siamo stati abituati a non essere dei piccoli narcisi onnipotenti, ma siamo stati aiutati a lasciarci attraversare con gratitudine dalla storia degli altri, forse possiamo avere più strumenti interiori per custodire la faticosa benedizione degli affetti umani. Sarà anche per questo che Gesù insiste nell’accogliere e abbracciare i bambini?
Il rapporto uomo-donna è il culmine di questo segreto. Può incrinarsi, addirittura fallire, ma la lieta notizia rivolta a tutti, senza distinzioni, è che nella fiducia restituita da Gesù a ciascuno di noi si possono sempre ricreare le condizioni per ritessere le fila, in modo inedito.
Le relazioni ci salvano, non la solitudine! Questo è da ricercare, con passione e responsabilità, perché questo, senza ombre, è il desiderio di Dio verso ciascuno di noi. Fin dall’inizio e per sempre.

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