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Salutiamo Don Emiliano

Caro Emiliano,

DonEmiliano

questo non è un saluto, perché spesso i saluti guardano al passato. Noi oggi invece vorremmo guardare al presente e al futuro.

Vogliamo guardare al presente perché il cambiamento che viviamo oggi sta dentro il percorso che abbiamo iniziato come comunità e come comunità vorremmo ovviamente ringraziarti per il tempo, la fantasia, la pacatezza con cui hai camminato con noi in questo mondo sempre multi (etnico, culturale, religioso), ma spesso chiuso. Camminare con te ci ha aiutati a capire che è nell’esperienza quotidiana di ogni giorno che si costruisce la comunità. Abbiamo imparato che non servono gesti eclatanti e spettacolari, ma serve una presenza, anche silenziosa, ma costante. Serve mettersi a disposizione, serve mettersi in cammino.

Vogliamo guardare al futuro perché sappiamo di dover ogni giorno rimetterci in discussione. Te l’abbiamo visto fare tante volte. Spesso come cristiani abbiamo l’illusione di essere arrivati, ognuno attento più al suo piccolo cortile che non, con una visione più ampia, aperto all’intera comunità.

L’esperienza di provare a mettere insieme pensieri, idee e interessi particolari con fatica, incomprensioni e anche amarezze resta la nostra sfida. Rimane la sfida di vivere nel quotidiano quella Parola del Vangelo che ci hai insegnato a mettere al centro.

Guardiamo al futuro perché siamo in un’epoca apparentemente buia: si dividono le persone in stranieri e italiani, in buoni e cattivi, in prima e dopo. Non abbiamo bisogno di una chiesa che ci rassicuri. Dobbiamo essere una chiesa coraggiosa che afferma principi e valori scomodi e controcorrente.

Ecco insieme a te abbiamo imparato a guardare oltre i luoghi comuni e a scoprire che ci sono piccole cose che possono essere belle, grandi e luminose. Impareremo ancora a dare spazio e a trattenere le cose buone, a farle brillare.

Vogliamo poi guardare al futuro perché è scomodo. Sarebbe molto più semplice accucciarsi sul divano del “si è sempre fatto così” o adagiarsi sulla ripetizione meccanica di una fede fatta di abitudini. Camminare con te ci ha costretti a stare scomodi, a non fermarci, a scoprire modi autentici di credere. Ci hai convinti che la fede cristiana non è un ripetere riti e idee, ma vivere in rapporto con Gesù in modo personale e quotidiano. Un rapporto che ogni giorno si rinnova e ci costringe a ridefinire noi e le nostre priorità.

Ti salutiamo, ma cammineremo ancora insieme a distanza di poche colline, sempre nella stessa direzione ostinata e contraria con spirito evangelico.

 

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