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La Traccia domenica 16 Settembre

LA TRACCIA – Un pensiero per domenica

Domenica 16 settembre – 24° domenica del Tempo Ordinario (anno B)
SII SCORBUTICO, SIGNORE!
(Mc 8, 27-35)

Si rimane stupiti dall’atteggiamento ruvido e scorbutico di Gesù nei confronti di Pietro. Perché reagire in modo così duro di fronte ad una incomprensione a prima vista superabile? Forse perché il Maestro vede nell’atteggiamento dei discepoli una tentazione molto pericolosa: ritenere di sapere già tutto, di non avere più nulla da imparare.
E non è detto che se ne sia consapevoli. In fin dei conti, Pietro rimprovera Gesù per difenderlo, per allontanarlo dal pericolo. Eppure proprio qui si annida il problema: quando cerchi di difenderti dalla vita reale, o pensi di aiutare gli altri sostituendoti a loro, fino a volerli sollevare magicamente dalle fatiche, hai già smesso di imparare, di essere aperto al nuovo e non sei più nella condizione di volere davvero il bene dell’altro, facendogli credere che la vita sia una passeggiata senza sudore.
La fede emerge nella feritoia tra la prima e la seconda parte del vangelo di oggi. Se ti fermi alla prima, puoi anche rispondere molto bene, e con sincerità, “Tu sei il Cristo”, ma ciò che tu sei e vivi è lontano da quella “risposta esatta”. Oppure ti lasci provocare dalla reazione di Gesù, e allora entri nell’esistenza reale, esci dal tuo io difeso ad oltranza, le tue parole diventano corpose, non fuggi le difficoltà, ma le prendi in mano e le attraversi, cominci a scoprire quanto sia vero che solo perdendo qualcosa di te puoi ritrovare cento volte tanto la tua umanità.
E allora perché non avere il coraggio di pregare cosi? “Sii scorbutico, Signore, e deciso con noi quando ci addormentiamo, quando tutto sommato preferiamo un Dio potente che legittimi le nostre difese. Che la tua benevola ruvidezza ci insegni a non uscire dalla vita reale, ma ad abitarla con fiducia e responsabilità, sapendo sempre imparare da ciò che sperimentiamo ogni giorno sulla nostra pelle”.
La vita cristiana e la sua testimonianza stanno o cadono su questo punto: o una vuota professione di fede senza vita, oppure la fragile concretezza della vita che si dispone a imparare da Gesù, a riconoscere in Lui non una fredda formula, ma un legame accogliente che trasforma cuore, mente e corpo affinché sappiano amare e sperare.
“Sii scorbutico, Signore, con noi, quando è necessario per smuoverci, per educarci al senso di una fiducia che è tale non perché ci libera come una droga dalle fatiche quotidiane, ma perché ci consegna una promessa per sostenerle. E per sostenerci gli uni gli altri”.

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