Domenica 5 gennaio – 2° di Natale (anno A)
INTRODUZIONE
(Gv. 1, 1-18)
Quando si scrive un libro o una tesi, l’ultima pagina ad essere scritta è l’introduzione, che raccoglie in sé tutta la fatica e il senso del lavoro di stesura.
Il prologo del quarto vangelo è qualcosa di simile: sintetizza in poche parole, profonde e intriganti, l’intero racconto dell’avvenimento di Gesù.
Chi l’ha scritto ci consegna due cose: prima di tutto la meraviglia credente per la grandezza e l’importanza decisiva di quella storia, in cui Dio si manifesta definitivamente tra noi nel corpo del Figlio fatto carne. In Gesù nato a Betlemme non c’è soltanto un “pezzo” di Dio, ma Dio stesso in presa diretta.
Al tempo stesso – seconda cosa – il testo non è vagamente ottimistico; è consapevole di come la luce venuta nel mondo non sia stata riconosciuta, ma abbia trovato resistenza. E tuttavia, per chi l’ha accolta la vita è cambiata, permettendo di divenire figli tramite l’incontro concreto con qualcosa di unico e prezioso.
Si potrebbe dunque tradurre così questa introduzione: “non lasciarti rubare la luce che è Gesù, perché basta un attimo per dimenticarti di ciò che la vita ti ha regalato di bello e di buono. Fai questo esercizio: cerca di essere riconoscente ogni giorno anche solo di quei piccoli bagliori che non permettono alle tenebre di avere la meglio su di te. Non è un potere invadente a fare la differenza sulla tua vita, ma la fragile forza della cura, che ha bisogno di delicatezza e di sapienza profonda per maneggiare saggiamente, non in modo maldestro, tutte le cose, la storia e i corpi abitati per sempre, fin dall’inizio, dal Verbo fatto carne”.
Questo è lo sguardo evangelico del Natale: fai che alla fine di ogni libro scritto tramite il vissuto delle tue giornate ci sia sempre un’introduzione di ringraziamento, che conosce la fatica della vita, ma che dentro e attraverso di essa riesce a custodire una promessa che è più forte del buio, perché ti fa ricominciare; sempre!
